La denuncia del libraio di Polla finito sulla CNN per le sue iniziative di “resistenza”. «Il “problema” è che un posto come questo è uno spazio che fa pensare, che mette in relazione le persone, che crea dialogo» di Walter De Stradis È una serata fredda a Polla, provincia di Salerno, in uno di quei territori che anticamente rientravano nella cosiddetta Lucania occidentale. Il buio precoce dell’autunno e la pioggia fitta e sottile rendono il piccolo spazio dell’Ex Libris Cafè un riparo non soltanto meteorologico, ma anche culturale. La libreria indipendente fondata da Michele Gentile nel 1985 è ancora una specie di fortino, un’oasi dalla quale il suo fondatore ha lanciato iniziative di «resistenza» letteraria capaci di arrivare persino alle antenne della CNN. avvicinare bambini e adulti alla lettura, scambiando libri con materiali da riciclare e portando gli autori persino sugli autobus di linea. Non potevamo non incontrarlo.

 

 

 

d – Michele Gentile, partiamo dall’inizio. Come e quando nasce l’Ex Libris?

r – L’idea nasce nell’altro secolo, nel 1985, da una passione, direi endemica, per la lettura e per i libri. Decido così di fare una cosa trasgressiva: aprire una libreria qui a Polla. Erano tempi in cui già non si leggeva molto, anche se almeno resisteva la lettura dei quotidiani. Oggi anche quella è venuto meno. Dopo poco mi rendo conto di aver intrapreso una strada difficilissima, per una serie di ragioni. Innanzitutto il territorio: rispetto alle città siamo penalizzati, ci sono meno persone che si avvicinano alla cultura e, soprattutto, meno incentivi.

d – Eppure, quarant’anni dopo, la libreria è ancora qui.

r – Nel tempo, ho dovuto arrangiarmi e trovare soluzioni. Ho capito subito che bisognava andare nelle scuole, contribuire a far crescere una nuova generazione di lettori. Proposi quindi agli istituti scolastici una collaborazione. Nacque così il progetto «La classe in libreria». Fu persino premiata dalla collana «Il Battello a Vapore» di Piemme, che ci regalò una serie di libri, nel corso di due o tre anni di attività. Il meccanismo era semplic Un piccolo presidio che, nel corso degli anni, ha inventato modi originali per e: ogni classe veniva invitata a trascorrere un paio d’ore in libreria e trovava una sorpresa che avevo preparato in precedenza: il cosiddetto «libro sospeso». Chiedevo agli amici: «Vuoi regalare un libro che poi io darò a un bambino?».

d – Dal caffè sospeso della tradizione napoletana al libro sospeso. Un’idea che, negli anni, è stata ripresa un po’ dappertutto.

r – Già. Parliamo dei primi anni Duemila. Per tre o quattro anni portammo avanti l’iniziativa, con grande soddisfazione delle maestre, dei bambini e anche dei genitori. Poi, però, il libro sospeso finì un po’ nel dimenticatoio. Perché, si sa, se non alimenti continuamente una cosa è come il fuoco: prima o poi si spegne.

d – Poi è arrivata un’altra iniziativa, quella che ha fatto conoscere la libreria ben oltre i confini del territorio.

r – Dopo quel periodo di stasi, quando l’entusiasmo iniziale si era un po’ esaurito, bisognava inventarsi qualcos’altro. Un giorno passeggiavo con un amico e vedemmo in un giardino un cumulo di ferro e materiali di scarto. Lui lavorava nel settore e mi disse che lì c’erano almeno 400 euro di valore economico. Mi si accese una lampadina. «Ma se raccolgo tutto questo alluminio e te lo porto…?», gli chiesi. «Ti riconosco il valore del materiale al prezzo del momento», mi rispose. Da lì nacque l’idea di coinvolgere le scuole: «Se mi portate questi metalli, io vi do dei libri». Andai a Sala Consilina e la proposta fu accolta subito con entusiasmo e simpatia. Devo ringraziare il preside oggi per allora. Organizzammo l’iniziativa e un fine settimana i bambini raccolsero oltre due quintali di alluminio, arrivando persino a ripulire tutti i bar del paese! Il lunedì mi portarono il materiale, io lo consegnai alla piattaforma di raccolta e con il ricavato comprai i libri. Quando tornai dai ragazzi con oltre 400 volumi, rimasero

letteralmente folgorati.

d – Poi è passato alle bottiglie di plastica.

r – Quell’iniziativa, a un certo punto, venne fermata. Non so bene perché, forse perché era diventata quasi un’attività didattica. Ci rimasi male. Nel frattempo, nel 2017, era nata un’altra esperienza: «Viaggi con l’autore». Decidemmo di portare i libri e le presentazioni direttamente sugli autobus. Con le Autolinee Curcio di Polla realizzammo oltre trenta presentazioni, forse trentadue. L’autore viaggiava insieme al moderatore su un normale autobus di linea, lungo il percorso da Roma verso Salerno. Il passeggero saliva e si ritrovava davanti l’autore con i suoi libri. Ma intanto mi portavo dentro l’amarezza per l’interruzione della precedente iniziativa. Continuavo a chiedermi come fare qualcosa di nuovo. Volevo inventare una cosa che non suscitasse nemmeno l’impressione di avere un grande valore economico, ma che potesse comunque funzionare. Avevo ancora sugli scaffali i libri sospesi, già pagati, e mi dissi: li regalo in cambio di una bottiglia di plastica o di una lattina. Andai a proporre l’idea alle scuole di San Rufo. Fu accolta immediatamente con entusiasmo. E successe quello che è successo: l’iniziativa arrivò alla CNN, all’Adnkronos e su diversi media nazionali e internazionali.

d – Quante bottiglie avete raccolto, finora?

r – Dal 2019 a giugno 2026 siamo arrivati a quattro tonnellate e mezzo.

d – Il meccanismo è rimasto quello dei metalli?

r – In parte, ma con la plastica le cose sono un po’ diverse. Non c’è molta collaborazione da parte delle istituzioni. Queste bottiglie dovrebbero essere ritirate da un consorzio specializzato nel trattamento della plastica, ma questo tipo di rapporto non si è mai concretizzato. Così il materiale rimane lì e viene smaltito normalmente.

d – Siamo nella sua libreria, che dopo quarant’anni continua a esistere. Ci sono libri nuovi, ma anche usato, titoli che magari non si trovano più. Un mix che può attirare anche gli appassionati. Ma quale messaggio lancia oggi una libreria indipendente come questa? Secondo me la libreria non può più essere inserita nelle normali tabelle merceologiche,

quelle dell’ex REC, il Registro degli esercenti il commercio. Non è più competitiva, è fuori mercato. La libreria è già morta.

d – Perché?

r – Perché vive una contraddizione lampante, quasi banale: dovrebbe vendere un libro che la biblioteca presta gratuitamente, che l’editore vende sul proprio sito con uno sconto e che Amazon commercializza con le modalità che tutti conosciamo. In questo circuito, in questa girandola commerciale, la libreria indipendente è tagliata fuori. Non esiste più. Per salvarla c’è un solo modo: toglierla immediatamente dalle tabelle commerciali e farla diventare un presidio culturale sul territorio. In questo modo potrebbe partecipare ai bandi pubblici, beneficiare di tariffe agevolate stabilite dai Comuni e avere una nuova vita. Non sarebbe più considerata una semplice attività commerciale, sottoposta a tasse e contributi come qualsiasi altro esercizio, ma un presidio culturale, alla pari di associazioni, fondazioni e biblioteche che già possono accedere ai finanziamenti pubblici.

d – Si è mai sentito una specie di missionario?

r – Missionario no. La verità è che oggi mi sento soprattutto deluso. Più vai avanti, più ti rendi conto che questo settore non viene considerato. Ho proprio la sensazione che si voglia farle sparire, le librerie, almeno quelle di periferia.

d – A quale scopo?

r – Io ne sono convinto, anche se mi auguro di sbagliarmi. Forse per controllare meglio le periferie, per fare in modo che le voci libere non restino in circolazione. Perché una libreria, in un posto come questo, è uno spazio che fa pensare, che mette in relazione le persone, che crea dialogo.

d – E oggi qual è l’ “identikit” di chi entra in una libreria del genere?

r – Gli irriducibili. Quelli che ti vedono resistere e, scherzando, quasi gli fai pena! Ma sono persone solidali, che continuano a frequentarti. Se organizzi iniziative interessanti, magari riesci ad avere un po’ di presenza e partecipazione. Ma non basta a garantirti l’esistenza. Alla fine sono sempre gli amici, e gli amici degli amici. Io continuo a puntare molto sulle scuole, anche se devo dire che, a volte, persino il mondo scolastico mostra delle carenze.

d – È poco attento al problema?

r – Non so se sia una questione di attenzione. Direi piuttosto che è poco autonomo. Non so come vengano prese certe decisioni, ma se non c’è la volontà…

d – Troppa burocrazia, troppi vincoli?

r – Troppa politica. La politica è la malattia di questo Paese. È sicuramente la rovina della cultura. Angoli come questo, invece, dovrebbero essere incentivati soprattutto dai politici. d – Se il Ministero la chiamasse per realizzare uno spot sulla lettura, che cosa direbbe? r – È tutto. È la base per costruire una società senza violenza.