Nei giorni scorsi, l’Istat ha diffuso un rapporto statistico molto atteso per diversi aspetti.

La domanda che un po’ tutti si ponevano (fin dall’inizio del periodo pandemico) in merito alla letalità del contagio da Covid-19, era la seguente: quanto inciderà il Virus sul tasso di mortalità annuo del nostro Paese?

Ebbene, i dati certificati dell’Istituto Nazionale di Statistica, forniscono un quadro abbastanza chiaro rispetto a come sono andate le cose nel 2020.

Come riporta il “Corriere della Sera”, secondo l’Istat “nei mesi decisivi della Pandemia (Marzo-Novembre) 2020 risulta un eccesso di 85.624 decessi rispetto agli andamenti riscontrati tra il 2015 e il 2019”.

Il dato ancor più interessante e da approfondire è che, di questi 85.624 decessi, soltanto circa 55 mila sarebbero attribuibili direttamente al Covid-19 (dato confermato anche dal dashboard del Ministero della Salute).

Il fatto che balza immediatamente all’occhio, di conseguenza, sono i restanti 30 mila deceduti.

Quali sono le cause della loro morte?

Alcuni ipotizzano che possano essere vittime Covid alle quali non è stata ufficialmente diagnosticata la malattia.

Altri spiegano che quei decessi potrebbero essere collegati alla sospensione delle cure ordinarie legate alle malattie oncologiche o a quelle cardiovascolari.

Sarà difficile avere una risposta inoppugnabile su questo tema, quello che si può dire con maggiore sicurezza, sempre secondo l’Istat, è che nel 2020 il tasso di mortalità complessivo del Paese è aumentato del 19%.

Numeri raccapriccianti, obiettivamente.

Numeri che però variano moltissimo a seconda dei diversi territori della penisola (su questo probabilmente influiscono  i numeri della Prima ondata covid nel nord Italia.)

Come è facilmente immaginabile, in alcune province particolarmente colpite dal Covid, il tasso di mortalità è esploso rispetto all’anno precedente: + 86% Bergamo, +76% Cremona, + 62% Lodi, + 57% Brescia, + 41% Milano (ecc.)

Al contrario, all’interno di altre province, i decessi non sono per nulla aumentati rispetto allo scorso anno: Cagliari, Caltanissetta, Rieti.

In altre zone del “Bel Paese”, invece, i decessi sono aumentati soltanto leggermente: Agrigento, Messina, Reggio Calabria, Vibo Valentia, Matera, Chieti, Salerno, Benevento, Viterbo, Siena.

Per tornare alla diffusione dei dati di carattere generale, l’Istat ci spiega, che nella media Italiana, il 65% della mortalità in più rispetto al 2019 sarebbe dovuta al Virus.

Questo però è un dato che non sarebbe omogeneo su tutto il territorio nazionale.

In Abruzzo e in Friuli Venezia Giulia, infatti, ci sarebbero stati addirittura meno decessi del solito (non fosse stato per il Covid.): molto probabile che questo dato sia favorito dal regime di lockdown ferreo di Marzo e Aprile 2020.

In Puglia, inoltre, si contano circa duemila decessi in più rispetto al periodo pre-pandemia: questo incremento però non avrebbe spiegazioni immediate.

In linea con il sopracitato 65% moltre altre regioni, ad eccezione di Campania, Piemonte, Sardegna e Provincia Autonoma di Trento (di poco sotto al 60%).

In conclusione, possiamo sicuramente affermare che questa indagine inizia a fare luce su quelle che sono state le conseguenze maggiormente drammatiche della Pandemia per il Nostro Paese.

Qui di seguito, il link del rapporto Istat del 30 Dicembre scorso (quando però mancavano i dati dell’ultimo mese dell’anno).

Rapp_Istat_Iss_FINALE 2020_rev (1)

Fonte: La Gazzetta della Val d’Agri – Read More