Si è tenuto oggi l’incontro con Stellantis e la segreteria e i delegati Fiom Cgil per visionare il modello di auto elettrica di una delle cinque vetture che verranno prodotte a Melfi nel 2024. Le prime auto e le preserie sono state progettate e realizzate nello stabilimento francese, mentre in precedenza la progettazione veniva effettuata nel centro di ricerche e a Torino e l’assemblaggio delle preserie nello stabilimento di Melfi. L’azienda ha illustrato il processo di assemblaggio delle batterie che sarà composto da una vasca contenitrice che si produrrà nello stabilimento di Melfi e le celle che dovranno essere assemblate nella vasca e che hanno una provenienza esterna allo stabilimento.

“La Fiom Cgil – afferma la segreteria generale Giorgia Calamita – ritiene importante l’avvio del piano produttivo a Melfi e con coerenza ormai da anni ritiene fondamentale investire sulla transizione elettrica nonostante permangono tutte le preoccupazioni in merito ai volumi produttivi considerando che la vettura è di un segmento di alta gamma che difficilmente potrà garantire gli stessi volumi. La Fiom Cgil non considera tra l’altro positivo che la progettazione e la preserie vengano sviluppate in Francia e non più in Italia, perdendo il prestigio su ricerca e innovazione, a scapito di tutta la componentistica italiana che ha meno opportunità e ricadute occupazionali sul territorio. È fondamentale aprire un confronto con il governo per investire su politica industriale e progettare la mobilità nel nostro paese in fase di transizione. La transizione – continua – dovrà prevedere interventi straordinari per garantire un lavoro di qualità e il superamento della precarietà occupazionale, il tutto garantendo il miglioramento delle condizioni di lavoro e di salute, oltre al salario dei lavoratori di tutta la filiera. Siamo per questo contrari all’esodo che Stellantis a Melfi sta confermando con le trasferte e gli incentivi, che stanno creando la desertificazione sul territorio e il ridimensionamento del sistema produttivo dell’automotive. La politica è assente, il governo è in silenzio e i lavoratori chiedono garanzie. La Fiom – conclude Calamita – continuerà la sua battaglia per il lavoro, i diritti e la dignità”.

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