Il bernaldese Pinuccio Rinaldi in una nota esprime alcune riflessioni su quanto accaduto a Pisa durante la manifestazione per la Palestina. Di seguito la nota integrale.

La manifestazione studentesca a favore della Palestina, tenutasi alcuni giorni fa a Pisa e con i risvolti ad essa connessi, ha offerto al Presidente della Repubblica la possibilità di esprimere il suo parere e alla politica l’occasione di scontrarsi su un argomento che dovrebbe invece vederla unita. Gli studenti sono stati “manganellati” dalla polizia perché hanno forzato il blocco, che questi avevano creato per evitare che il corteo raggiungesse l’ambasciata americana. L’evento e le successive dichiarazioni del Presidente, come le posizioni assunte dalla politica, meritano di essere considerate senza spirito partigiano e con le analisi che derivano dalla Costituzione e dalle normative delle strutture operanti in una società organizzata qual è lo Stato.

La Costituzione con l’articolo 21 sancisce il diritto di manifestare il proprio pensiero in ogni forma, però questo diritto non è assoluto ma risponde alle regole che uno Stato si è dato. Nel nostro caso la manifestazione non era stata autorizzata e quindi irrispettosa delle regole. Lo scontro, tra polizia e manifestanti che ne è seguito è nella relazione di causa-effetto. Gli studenti sono stati “manganellati” perché hanno forzato il blocco, quindi ciò che dev’essere condannato è la forzatura del blocco e non la reazione della polizia che rientra nella conseguenza naturale. Su questa reazione si sono generate le opposte posizioni della politica e l’esternazione del Presidente. Ora con tutto il rispetto dovuto ad ogni idea e con il maggiorato rispetto dovuto alla funzione del Presidente della Repubblica quello che IL Presidente ha detto deve essere correttamente valutato e destinato. Circa l’errata dimostrazione di mancata autorevolezza attribuita alla polizia con l’atto di carica, non si capisce come la polizia, in quelle condizioni avrebbe potuto sostanziare diversamente la sua autorevolezza, considerando anche che l’autorevolezza è una qualità che viene riconosciuta e non offerta. Se non fosse intervenuta non avrebbe adempiuto al suo dovere che è quello di garantire il diritto di manifestare e di far rispettare le leggi. Quando poi si parla di eccesso di reazione esso è facile da dirsi ma difficile da realizzare e misurare. In ogni caso e in particolare in questa circostanza, resta valido il principio di rappresentanza e il suo valore connesso. La divisa rappresenta lo Stato e d’innanzi ad Esso è obbligatorio fermarsi. Quando il Presidente correttamente rileva che manganellare” i giovani significa trovarsi al cospetto di un fallimento, vuole anche dire che lo Stato nelle sue articolazioni ha fallito il suo mandato pedagogico di trasferire ed inculcare nei giovani il concetto che il diritto di manifestare è sempre associato a dovere del rispetto delle regole.

Quando il diritto di manifestare è esercitato in maniera dissociato, le conseguenze sono quelle che abbiamo visto a Pisa e quelle che le cronache in altre occasioni, anche peggiori, non ci hanno fatto mancare.

La politica, da parte sua, farebbe bene a cogliere la denuncia di fallimento, venuta dal Presidente della repubblica e attrezzarsi di conseguenza, abbandonando la sterile contrapposizione sul concetto di autoritarismo, e ha prendere coscienza che la dissociazione tra il diritto e il dovere è sempre più spesso esercitata ed in tutti i contesti.

 

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Fonte: SassiLive – Read More