C’è anche l’arbitro romano Francesco Fourneau, scelto per arbitrare la finale di ritorno di Coppa Italia tra Venezia e Matera il 26 aprile 2017 e contestato da tutto l’ambiente materano per alcune decisioni discutibili tra cui un rigore netto non assegnato al Matera per un fallo su Carretta, tra i direttori di gara finiti nella bufera per i giudizi truccati sulle rispettive prestazioni necessari per essere promossi in serie A.

La vicenda, che rischia di allungare un’ombra inquietante sull’integrità del sistema arbitrale è riportata dal quotidiano La Repubblica ed è nata dopo una denuncia di sette pagine, corredata da otto allegati, portata all’attenzione della Procura di Roma da due tesserati dell’Associazione italiana arbitri (Aia), il 39enne varesino Daniele Minelli e il 38enne fiorentino Niccolò Baroni. Il forte sospetto, infatti, è che le valutazioni di alcuni arbitri venissero truccate così da modificarne l’andamento delle carriere, stabilendo chi aveva diritto a salire in Serie A, chi a restare in Serie B e chi retrocedere di categoria, con conseguente taglio di retribuzione.

I due fischietti che hanno denunciato l’irregolarità del sistema di valutazione fino allo scorso anno facevano parte dell’organico degli arbitri della Serie B, ma il 31 agosto 2020 sono stati “dismessi” per quelle che il Comitato nazionale dell’Aia ha definito “adeguate motivazioni tecniche“. Di fatto i due fischietti, nella stagione 2019-2020, hanno avuto un andamento peggiore dei colleghi. Precisamente, su una lista di 25, Baroni si piazza 23esimo, Minelli 24esimo. Ciononostante, l’unico a fare peggio di loro, Ivan Robilotta, resta nel campionato cadetto; e così Eugenio Abbattista, fischietto esperto ma giunto al tetto massimo di 8 stagioni di appartenenza al ruolo. Com’è possibile?

A permettere ad Abbattista di restare in forza all’organico degli arbitri di Serie B, senza così rinunciare ad uno stipendio da 120mila euro l’anno, è una super-prestazione a direzione di Spezia-Chievo dei play-off dell’11 agosto 2020 (3-1 per i padroni di casa). In questa gara, nel referto firmato da Riccardo Di Fiore, chiamato a valutarne l’arbitraggio, Abbattista ottiene il massimo possibile dei voti: 8.70. Con questo voto diventa il terzo miglior fischietto del campionato cadetto, e il regolamento parla chiaro, prevedendo la possibilità di deroghe al tetto di otto stagioni in presenza di un exploit tecnico di questo tipo. Sì, ma il 25esimo della lista, il signor Robilotta? Per lui l’Aia applica per la prima volta nella storia una norma che consente di salvare le matricole al primo anno anche quando arbitrano male. Minelli e Baroni a questo punto presentano di ricorso, ma quello che in un primo momento viene archiviato dal Tribunale federale nazionale ad una vicenda contrassegnata dal rancore di due arbitri che non vogliono accettare il verdetto del campo, deflagra clamorosamente quando Riccardo Di Fiore spiega che no, lui non ha dato 8,70 ad Abbattista, ma 8,60: c’è stata una manipolazione. Si scoprono così messaggi della chat “Commissione Can B”, in cui Emidio Morganti, allora responsabile dell’organo tecnico di valutazione, pronuncia frasi del tipo: “Prova Abbattista 8.70” e qualche messaggio dopo posta un’emoticon sorridente. Un’altra persona, non identificata, propone: “Occorre mettere 8.70 a Sacchi, a Fourneau e Abbattista…“. Mentre Davide Garbini (membro della Can B, oggi unificata con la Can A) che ha il file Excel aperto chiarisce: “Viene così coi tre 8.70“.

La fotogallery di Venezia-Matera diretta da Francesco Fourneau