A Picerno la festa della Cia-Agricoltori “Agricoltura è vita” in due giorni ha registrato 6 mila presenze. Grande successo per le  degustazioni  agli stand dei prodotti alimentari tipici, ai laboratori e tanta partecipazione ai dibattiti e agli spettacoli di musica e cabaret. Per la Cia un’occasione di avvicinare i cittadini all’agricoltura e per promuovere la vendita diretta nelle  aziende agricole che sono in prima linea per sostenere e valorizzare l’agricoltura Made in Italy, fatta di qualità, autenticità, stagionalità, tradizione. Con la rete della Spesa in Campagna. Promossa da Cia – spiegano gli organizzatori della festa –  vogliamo favorire e incentivare sempre di più le relazioni dirette tra agricoltori e consumatori; far conoscere la storia dei prodotti, le persone che li hanno realizzati, i campi da cui provengono; narrare i territori e i paesaggi rurali; garantire il giusto prezzo tagliando gli innumerevoli passaggi intermedi nella filiera per arrivare dal campo alla tavola”.

Primi risultati incoraggianti: solo negli ultimi dodici mesi, sono aumentate del 7% le aziende agricole della filiera corta e, addirittura, del 12% le famiglie che preferiscono acquistare direttamente dai produttori.

“Grazie alla vendita diretta, il rapporto è reciproco e paritario – sottolinea il direttore della Cia Potenza-Matera Donato Distefano. L’agricoltore esce finalmente dall’anonimato e diventa protagonista assoluto della filiera agroalimentare, può raccontare il suo lavoro, le caratteristiche dei suoi prodotti, il legame con il territorio. Il consumatore, da parte sua, ha un punto di riferimento unico, una garanzia maggiore di genuinità e di qualità, una tracciabilità assicurata”.

Oggi l’Italia conta, in totale, più di 1.200 mercati contadini, che si affiancano al tradizionale canale aziendale, che vale oltre il 60% delle vendite di ortofrutta, legumi, formaggi e salumi, olio e vino, pasta, miele e marmellate, composte e sottoli, prelibatezze che spopolano anche nelle botteghe e sui portali e-commerce dedicati. La Spesa in Campagna ha in tutto il Paese circa 6.000 aziende impegnate nella vendita diretta, che vale più di 6,5 miliardi di euro di fatturato a livello nazionale.

“Adesso bisogna puntare sulla Spesa in Campagna, rafforzando la rete di relazioni con istituzioni nazionali e locali, parchi, associazioni e GAL, per sostenere nuovi progetti di filiera corta sui territori – afferma Giambattista Lorusso, presidente Cia. Lavorare in squadra per supportare le aziende; sciogliere le difficoltà burocratiche e normative; spingere sull’aggregazione per aumentare le quantità e abbassare le spese di gestione dei punti vendita; fare sistema per inserire nei Psr maggiori finanziamenti dedicati alla filiera corta, anche come buona pratica di sviluppo territoriale e di promozione turistica. Le aziende agricole fanno da collante nelle comunità, un ruolo cardine che va finalmente riconosciuto, anche nell’ottica di un futuro sempre più sostenibile”.

Nella festa di Picerno lo stand dell’Oprol, l’organizzazione dei produttori di olio. Diventa necessario in primo luogo fare i conti con il vertiginoso aumento dei prezzi dell’olio extravergine tricolore.  Alla Borsa Merci di Bari, punto di riferimento per i nostri olivicoltori, il 19 settembre scorso, l’olio extravergine di oliva di prima qualità, con acidità inferiore allo 0,4%, è stato quotato 9,30 euro al chilogrammo sui minimi e 9,50 sui massimi. Una quotazione che  obbliga a ripianificare le strategie commerciali e di comunicazione per spiegare ai consumatori il valore dell’olio evo made in Italy. In Basilicata il comparto olivicolo avrà, per la campagna 2023, un calo, “a macchia di leopardo”, in media di circa il 40% della raccolta di olive rispetto alla media degli ultimi anni. In alcune aree ad alta vocazione e qualità olivicola il calo potrebbe essere maggiore. È la stima dell’Oprol-Organizzazione di produttori olivicoli lucani, aderente a Cia Basilicata, tenendo conto dei pesanti segni lasciati sugli oliveti lucani dalle piogge intense e dalle forti grandinate di maggio e giugno. L’allarme di Paolo Colonna, presidente dell’Oprol Basilicata (che associa 2.800 olivicoltori e 18 frantoi di tutte le aree olivicole lucane), nasce dall’analisi della prima parte della campagna olivicola e dalle osservazioni in campo degli olivicoltori lucani. «Avevamo indicato il 2023 come anno di svolta per l’olivicoltura, in particolare per quella lucana, e invece – aggiunge Colonna – siamo costretti a difenderci dai danni dovuti alla crisi climatica e non solo».  E tra i tanti problemi della nuova campagna olearia si parla di prezzi troppo alti per i frantoiani e del fatto che, per la campagna olivicola in corso, le cooperative dei produttori olivicoli potrebbero essere costrette a svendere. Paolo Colonna Oprol riprende le considerazioni di Gennaro Sicolo, presidente CIA Puglia e leader di Italia Olivicola : “porre la questione in questo modo non solo è sbagliato ma è anche dannoso, oltre che irrispettoso nei riguardi delle realtà cooperativistiche e dei consorzi. Da parte del sistema cooperativistico e dei consorzi c’è la massima disponibilità verso i frantoiani, le due componenti devono andare insieme, è necessario superare le logiche di bottega e dei compartimenti stagni, e bisogna farlo mettendosi a tavolino, insieme, per mettere in campo soluzioni avanzate in cui si vince insieme e il settore, nel suo complesso, regga le sfide epocali che il mercato sta imponendo. Alternative a questo modo di agire non ce ne sono: o vinciamo insieme oppure scompariamo sotto i colpi di sistemi olivicoli nazionali, europei ed extraeuropei”. ” E’ il momento di affrontare il mercato educando i consumatori ad acquistare olio extravergine d’oliva a un prezzo che rispecchi qualità e salubrità e sia remunerativo sia per gli olivicoltori che per i frantoiani”.




 

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Fonte: SassiLive – Read More