Don Giuseppe Ditolve, Parroco Chiesa San Giuseppe Lavoratore di Pisticci Scalo, es prime alcune riflessioni in vista delle prossime elezioni regionali. Di seguito la nota integrale.

Crisi di rappresentanza e senso del voto? Non è il popolo lucano a decidere le proprie sorti, bensì Roma.

Popolo kucano,
la trasmissione “Presa Diretta”, andata in onda su Rai 3 il 19 febbraio scorso, ha aperto in me un grande interrogativo: è possibile continuare a inquinare con l’ omertà la nostra realtà? Possibile che nessuno sia pronto a intervenire?
Occorre farsi coraggio e abbattere il muro del silenzio di un “sistema” invisibile, ma palpabile, a cui è affidato il futuro delle nuove generazioni. Non soffermiamoci sull’abitudinaria rassegnazione del “Nessuno potrà mai risolvere i problemi che ci attanagliano
e quindi del lasciar scorrere”. Così facendo, non diamo è non siamo di buon esempio ai giovani, sempre più disorientati e indifferenti. Occorre una voce unanime e motivante per far comprendere loro che le lotte si fanno per un comune ben-essere e per una pari dignità umana.
Non è possibile che sia Roma a decidere le sorti della nostra Terra. Non uso i sostantivi “amata”, “martoriata”, “prostituita” e volutamente non li uso: siamo diventati leoni da tastiera, ma il
Nostro fare si arresta lì perché manca l’atto pratica dell’indignazione.
E i primi a dire No dovrebbero essere i rappresentanti dei partiti di destra e di sinistra, se ancora esistono, o associazioni tendenti a queste diramazioni.
Dopo gli intrighi dettati da Roma abbiamo atteso vergognosamente alla fantomatica giornata delle elezioni in Basilicata del 21-22 aprile p.v. Mi auguro che non ci siano numerose liste per disperdere voti, ma auspico la formazione di tre poli per indirizzare al meglio l’espressione del voto. E al vincitore toccherà prendersi cura non delle promesse numerate, ma della concretezza del fare senza se e senza ma. Ultimamente, assistiamo ai Ponzio Pilato di turno, ribaltando la frittata dicendo: <Non promettiamo ma cercheremo di fare quello che si può>. Con umiltà, al contrario, bisogna dire: <Se non riusciremo in queste poche cose del programma che vi abbiamo illustrato nella campagna elettorale, e nei tempi previsti, abdichiamo>. Penso, che questa sia la (P)olitica che la gente lucana vuole dai suoi aspiranti al governo regionale. La dimostrazione palese si concretizza nella giornata del 22.02 c.a. (https://youtu.be/4fQpo_oYmhY?si=5gcimR5jNsJUeg64): abbiamo assistito alla sfiducia di una settantacinquenne di Cagliari nei confronti di una parlamentare di sinistra, ma avrebbe potuto trattarsi di chiunque altro/a sbattendole in faccia con audacia il disagio non solo materiale, lavorando una vita per avere una misera pensione tanto da non arrivare a fine mese, mentre c’è chi tra i politicanti ci si alza lo stipendio senza un minimo di ritegno. È disdicevole anche quando il popolo continua ancora ad applaudire nelle passerelle di turno. A mio avviso, con molto dispiacere, ho la sensazione di percepire la nostra Regione senz’anima, dove non trovano spazio “visione” e “stabilità” a discapito invece, di una pratica datata e di marciume del compromesso sotto la cenere delle promesse di solidarietà e sussidiarietà, ovvero, il contentino. Così non funziona più. Svegliati lucano, dalla coscienza addormentata e dal lagnante brontolamento, aggrappandoti al <Carrion Comfort> titolo del sonetto terribile di Gerard Manley Hopkins: No alla disperazione, conforto da carogne. C’è bisogno invece, di ribaltare la pietra pasquale/il lato tombale delle cose. Per dirla con Totò: Siamo uomini o caporali? Ciò che manca in questi ultimi mesi da parte di tutti è fare “autocritica” prima di puntare il dito verso gli altri. Spesso chi punta il dito criticando e condannando il comportamento altrui lo fa per rimproverare se stesso di qualcosa che non gli riesce o non ha la forza di farlo. Se con la stessa frequenza questi si guardasse allo specchio, non si meraviglierebbero di vedere proprio quel dito puntato verso se stessi. La gente è stufa del gioco del torcicollo. Finiamola!!! <È ora di finirla con quei politici più preoccupati dell’estetica che dell’etica del loro agire, più interessati alle poltrone, al potere, al prestigio… Oggi c’è un divorzio tra politica ed etica. Una politica senza etica diventa puro esercizio di potere. Se la politica è lontana dalla strada e dagli ultimi, la politica tradisce la sua essenza> (Don Luigi Ciotti). Bisogna invertire la tendenza dell’indifferenza dando fiducia ad una comunità che è ricca di risorse umane e non solo, vedendo le cose da ogni punto di vista che è la vista di un punto. C’è bisogno di agire e interagire per la gente. Non è certamente una sfida facile, ma è il compito di una sana politica che è l’etica della comunità e il servizio del bene comune.

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Fonte: SassiLive – Read More