Dimensionamento rete scolastica Basilicata, Flc Cgil “L’insipienza politica della Regione e le ricadute sul territorio”. Di seguito la nota integrale

Il tavolo tecnico istituzionale che si è svolto in questi giorni sul dimensionamento scolastico, si è concluso con un rinvio da parte del neo assessore Casino, il quale ha minimizzato la portata dei nuovi parametri dimensionali sul nostro territorio affermando che si tratta di un semplice riassetto delle dirigenze scolastiche (“si accorpano i dirigenti non le scuole” è stata la sua osservazione).

Un atteggiamento remissivo che non ci sorprende, perché oltre a denotare scarsa conoscenza del mondo della scuola si colloca sulla scia dell’inconcludenza politica della regione Basilicata, che, come abbiamo rimarcato nel corso dell’incontro, ha rinunciato a qualsiasi azione di contrasto nei confronti di una misura che, viceversa, avrà effetti pesantissimi sulle scuole del Mezzogiorno ed in particolare sulla scuola lucana, che percentualmente avrà il taglio più alto di istituzioni scolastiche.

Una misura che determinerà fratture profonde tra centro e periferia e tra istruzione tecnico-professionale e liceale, determinando enormi squilibri e disfunzionalità nell’assetto dimensionale delle scuole e marginalizzando vieppiù le zone interne e a minore densità demografica. Oltre a creare istituti ingestibili e ingovernabili, vere e proprie scuole monstrecon un numero elevato di comuni e di plessi, e a determinare una forte contrazione dell’organico del personale Ata, già oggi insufficiente a garantire il servizio scolastico.

Una misura iniquacontro la quale, è bene ricordarlo, la Cgil scioperò il 16 dicembre dello scorso anno, contenuta all’interno di una manovra economica inadeguata e di corto respiro.

La Regione Basilicata avrebbe potuto – e dovuto –, come noi avevamo chiesto da subito,  sollevare il conflitto di attribuzioni rispetto ad una norma che ha calpestato le prerogative regionali in materia di organizzazione scolastica, come hanno fatto altre regioni (Campania, Puglia, Toscana e Emilia Romagna), così come avrebbe dovuto impugnate al Tar il Decreto Interministeriale 127 del 30/06/23 (quello che stabilito il numero di 84 scuole per la Basilicata nel 2024/25 e a regime di 82), così come ha fatto la Regione Campania (ottenendo peraltro una importante sospensiva del Decreto e rinvio alla decisione della Corte Costituzionale) e la stessa Cgil, che quel decreto lo ha impugnato al Tar Lazio.

E invece la Regione Basilicata ha deciso di sacrificare gli interessi dei lucani e della scuola lucana in nome della contiguità politica col governo nazionale, col quale non è stata nemmeno in grado di interloquire per scongiurare l’applicazione di questa scellerata norma.

Atteggiamento rinunciatario e di totale accondiscendenza politica che ha tenuto persino nella conferenza Stato-Regioni, dove non ha battuto ciglio su un Decreto trasmesso tardivamente alla stessa Conferenza e nemmeno pubblicato in Gazzetta Ufficiale, e se non è stato raggiunto l’accordo in quella sede lo si deve ad altre 6 regioni che hanno svolto con dignità il proprio ruolo e difeso le proprie prerogative costituzionali in materia d’istruzione.

A questo punto non ci resta che sperare nell’esito positivo dell’azione giudiziaria intrapresa da Cgil e Regione Campania, che sola può bloccare l’efficacia di una norma di legge che produrrà lo scardinamento del sistema scolastico lucano, rispetto alla quale servirà a ben poco il lavoro del tavolo tecnico istituzionale, che sarà chiamato ad ruolo di “esecutore testamentario” delle spoglie della scuola lucana, che sarà dimensionata, anzi ‘ridimensionata’, sulla base di criteri meramente ragionieristici che non terranno conto delle condizioni orografiche, demografiche e socio-economiche dei nostri territori.

Se questo scenario dovesse concretizzarsi, con la conseguente disarticolazione della nostra rete scolastica, ne porteranno la responsabilità il governo nazionale che ha introdotto misure restrittive per la scuola e quello regionale che non avrà fatto nulla per scongiurarne le ricadute negative sul territorio, accettando supinamente quelle scelte.

 

 

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