Riportiamo di seguito la relazione sociale per l’anno 2020 della Fondazione Lucana Antiusura “Monsignor Vincenzo Cavalla” a cura del presidente Basilio Gavazzeni.

Come ogni anno, propongo alcune riflessioni, sia pure a volo d’uccello, prima che la ragioniera schieri con precisione i numeri della Fondazione Lucana Antiusura da cui si evince la sua operosa solidarietà 2020.

Dare maggiore realtà

Papa Francesco, nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium (cfr 231-233), enunciando quattro princìpi per il rinnovamento dell’evangelizzazione, ne ha uno che recita: La realtà è più importante dell’idea.Chiaro: un principio contro ogni distrazione idealistica e spiritualistica. Èil caso di ricordare che nel 1941 Simone Weil scriveva nel secondo dei suoi quaderni:Bene e male. Realtà. È bene ciò che dà maggiore realtà agli esseri e alle cose, male ciò che gliela toglie. Proprio per la maggiore realtà delle persone, delle famiglie e dei loro beni insidiati, ha operato la nostra Fondazione anche fra i traumi del 2020.

Povertà e usura in Italia

Si dice che la pandemia, aumentando la povertà, abbia incrementato l’usura. Ciò è riferito dalla Relazione Annuale delle attività per il 2020 del Commissario straordinario del Governo per il Coordinamento delle Iniziative Antiracket e Antiusura, Annapaola Porzio; è suffragato da episodi venuti a galla nelle cronache nere; è ripetuto dalle Fondazioni e dalle Associazioni antiusura; ed è criminologa narrazione di uno scrittore attento ai bassifondi come Roberto Saviano. I numeri attribuiti al fenomeno saranno pure da assumere con beneficio d’inventario, ma le loro grandezze non sono da sottovalutare. Ce ne pervengono da diverse fonti.

Secondo la Consulta Nazionale Antiusura

Per esempio il Cardinale Gualtiero Bassetti, introducendo ai lavori del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), il 26 gennaio 2021, ha dichiarato: Se non si interviene efficacemente sul sovraindebitamento di famiglie e imprese […] si amplificheranno le già drammatiche condizioni per il ricorso all’usura e l’accesso della criminalità organizzata nei tessuti economici e sociali. Dall’osservatorio della Consulta Nazionale Giovanni Paolo II […] viene rilevato un quadro preoccupante che va dalle famiglie e piccole imprese familiari divenute insolventi – sono 3 milioni di nuclei, per circa 7,5 milioni di persone fisiche; a quelle che avevano già varcato la soglia di rischio e sono ora in fallimento ‘tecnico’ per debiti – sono 2 milioni e 250 mila unità, per 6,5 milioni di persone; infine a quelle a rischio di usura – quantificabili in 350 mila famiglie e in 800 mila persone.

Welfare peloso

C’è qualcosa di nuovo, o quasi: le consorterie criminali si sono incistate nell’emergenza socio-economica seguita a quella sanitaria con un welfare peloso, al posto di quello tutto procrastinazioni, se non assente, dello Stato e della politica, lunga promessa conl’attender corto, per dirla con Dante (Inferno, XXVI, 110), insinuandosi là dove non sono giunte nemmeno la Caritas nazionale e le sue filiali diocesane e parrocchiali, e le Associazioni del Terzo Settore.
A questo proposito, ecco due citazioni che prelevo dalla Relazione 2020 sulle attività del Coordinamento per le Iniziative Antiracket e Antiusura della Regione Basilicata inviataci dal suo Commissario, Luigi Gay. Secondo l’ultimo Rapporto 2020 della SVIMEZ, la malavita ha sostenuto segmenti di classi sociali più povere e imprese in difficoltà attraverso prestiti non necessariamente a tassi usurai […]. E secondo la Relazione del Commissario straordinario del Governo la possibilità di dispensare liquidità con immediatezza e senza, almomento,chiedere contropartita ha determinato una impennata del livello reputazionale delle conventicole criminali […].

 

Sul nostro territorio

È lecito interrogarci se frammenti di letture generali del fenomeno siano pertinenti al nostro territorio. Come si svolge qui il malaffare usurario? A quale tipologia va iscritta l’usura lucana? A quella dei vicini, o a quella dei colletti bianchi, o a quella delle organizzazioni criminali? È vulgata: l’usura non agisce sotto gli occhi dei più, né ci è dato di coglierla con precisione da laboratorio. Ma possiamo accontentarci di fiutarla?
Purtroppo se ne discorre troppo genericamente, di tanto in tanto, magari partendo dall’AnticoTestamento, con enfasi e aneddoti esornativi, ma nessuno ne studia in maniera sistemica e rigorosa l’evoluzione, le strategie e le mosse fattuali.
Eppure, quelli che hanno assoluto bisogno di denaro e non sono accolti né dagli Istituti di Credito né dalle Società finanziarie, a chi possono rivolgersi se non a prestasoldi forniti di liquidità e non disinteressati?

Assenza di denunce

La nostra società è un ginepraio di denunce, ora giuste ora infami ora bagatellari, ma contro l’usura rare sono le voci e le carte che ne conducono i malfattori davanti a un tribunale. Ammettiamolo, tanta nostra perorazione per incentivare le denunce antiusura ha di rado sortito qualche effetto.
La Fondazione Lucana Antiusura, la cui levatrice fu una bomba commissionata dall’usura, ventisei anni or sono, sta certo all’erta, ma ritiene che il suo compito precipuo sia la prevenzione e che al diretto contrasto dell’usura debbano provvedere le Forze dell’Ordine, dotate come sono, con larghezza, di uomini, mezzi e strumentazioni atti a snidarla.

Le esazioni che ci risultano

Se, come sostengo da anni, l’usura nostrana è soprattutto da vicinato, mi chiedo, tuttavia, chi oggi allungherebbe soldi con mire usurarie a poveri cristi che non hanno occhi per le lacrime e potrebbero essere della diffusa specie che tiene in non cale la restituzione? E un ipotetico saccheggio da racket, poi, a quali promettenti e sostanziose realtà economiche potrebbe applicarsi? Sono le esazioni dello Stato e delle Società finanziarie e di recupero che strangolano di più e ci vengono denunciate in Fondazione.
Se in Italia, comunque, le mafie sono intervenute a soccorrere frange di poveri schizzati fuori dalla stretta pandemica, si deve ritenere che anche in Basilicata l’indigenza sia divenuta più che nel passato un redditizio pabulum per l’usura.

COVID–19 terremoto socio-economico

Sulla nostra povertà ci fornisce lumi il puntuale Dossier sulla vulnerabilità alla povertà in Basilicata elaborato dalla Delegazione regionale della Caritas. Per i Lucani la pandemia è stata più un terremoto socio-economico che sanitario.
Per esempio, l’economia di Matera, Capitale Europea della Cultura 2019, ne è stata chiaramente svenata. Altro che le magnifiche sorti e progressive che molti vagheggiavano! Bed and breakfast, ristoranti e bar, attività commerciali e artigiane che presagivano di grandeggiare sono crollati sotto l’incalzare dei debiti forse incauti dell’anno precedente, delle spese fisse e delle tasse. Constatabile la penuria degli introiti; si aggiunga la cassa integrazione di là da venire e l’evaporazione del lavoro nero. Il ceto medio è andato precipitando. Benestanti bussano alle sedi della Caritas per un pacco alimentare. I novissimi poveri premono più dei nuovi e dei soliti. Foriera della povertà economica è la povertà sociale. La pandemia ha costituito un’emergenza sociale. La distanza fisica, imposta dal lockdown per fermare il contagio, coniugandosi con l’invalso egoismo dei singoli ingrassato dal senso comune imperante, ha indebolito le relazioni già flebili fra le persone. Solo in parte le tecnologie della comunicazione hanno arginato la solitudineche, tuttavia, ha afflitto gli anziani, mentre le quarantene troppo sofferte hanno ravvivato conflitti familiari sopiti. E il proverbiale familismo lucano, già tenue da decenni ed eroso dall’improvvido individualismo, non è più in grado di assistere i consanguinei.
Se, nel disagio generale, alcuni cittadini si sono arricchiti, molti altri hanno condiviso destabilizzazione, disuguaglianza ed esclusione. Mai, come di fronte alla miseria del 2020, è apparso urgente un nuovo regime di protezione per integrare quello classico fondato sul salario, come il sociologo Robert Castel teorizza da anni. In mancanza di uno sviluppo autentico e permanente, non poche persone e famiglie nel futuro non disporranno di condizioni minime per far fronte al combattimento quotidiano.
Operosità specifica

Anche la Fondazione, nei giorni più annebbiati dall’incertezza e dallo sbigottimento, si è trovata a contenere l’onda degli scartati.
Prima di tutto si è preoccupata di corrispondere alla propria mission, senza chiudere un solo giorno, nella vigile osservanza delle dovute misure precauzionali.
Così si è adoperata per soccorrere i richiedenti meritevoli di garanzie bancarie; ha vigilato per salvaguardare sia il patrimonio privato che ne mantiene la gestione, sia il patrimonio statale,ex articolo 15 della Legge 108/1996, che serve a garantire i prestiti presso le Banche in convenzione; ha controllato la puntualità dei beneficiari nel versare le rate di rimborso; ha sollecitato quelli che indugiavano nelle morosità o, addirittura, cessavano di rimborsare. Questi, richiamati con ruvidezza, sono stati comunque soccorsi: siamo avvezzi a distinguere, tra i lapsi, quelli in buonafede, infilzati da altre difficoltà, e quelli in malafede, dalla programmata slealtà. Ancora, la Fondazione ha assegnato con discernimento le risorse dell’una tantum provenienti dalla Regione. Infine, ha praticato il prestito diretto infruttifero di piccole somme a postulanti meritevoli.

Fondazione = Caritas?

La povertà ha spinto un certo numero di bisognosi ad accorrere alla Fondazione come a una Caritas. Non è stato facile far capire che la Fondazione è preposta alla cura di coloro che sono oberati dai debiti, e a rischio d’usura, e capaci, concertando tutte le entrate familiari e correggendo lo stile di vita, di restituire mensilmente i prestiti garantitigli a un tasso di favore presso Banche in convenzione. La Fondazione non ha il compito di aiutare alla maniera della Caritas, né possiede denaro da elargire a fondo perduto.
Ciononostante, abbiamo corrisposto alle richieste ragionevoli. Abbiamo distribuito abbondanti derrate alimentari, pasti di qualità e somme di denaro di non poco conto, grazie a donazioni di privati, a risorse messe a disposizione dalla Caritas parrocchiale di Sant’Agnese e a due notevoli contributi dell’Arcidiocesi mediati dalla Caritas diocesana.

I buoni spesa del Comune

Merita menzione il fatto che, da aprile al 31 agosto, a seguito di un protocollo d’intesa con il Comune di Matera, per l’erogazione di misure urgenti di solidarietà alimentare legate all’emergenza sanitaria COVID-19, cosiddetti buoni spesa di cui al D.g.c. n.74/2020 del 31 marzo 2020, mediante collaborazione con Enti del Terzo Settore, ai sensi dell’articolo 2, comma 5, dell’Ordinanza del Capo della Protezione civile n.658 del 29 marzo 2020, la Fondazione ha collaborato alla distribuzione di detti buoni, non individuando i nuclei familiari cui destinarli (compito che il Comune ha riservato a sé), ma indirizzandoli ai vari esercizi commerciali di loro frequentazione e gestendone il rapporto.
L’esperienza, per gli innumerevoli contatti telefonici richiesti, i vari disguidi e le ore di lavoro straordinario assorbite, è stata talmente gravosa che difficilmente nel futuro offriremo una collaborazione simile, per quanto di testimoniale gratuità.

Sospensione di rimborsi, case in pericolo, Legge 3/2012

Nel periodo cruciale della pandemia, per un certo numero dei nostri beneficiari che non riuscivano a rimborsare ogni mese, a causa della temporanea sospensione del lavoro e della comandata chiusura delle attività, abbiamo strappato alle Banche convenzionate giuste moratorie delle rate previste.
La Fondazione ha preso atto che il rischio di perdere la casa per debiti angosciava alcuni richiedenti. Grave problema, le cui casistiche tutte grovigli e le richieste sbrecciate hanno imposto un discernimento maggiorato, faticose trattative con gli Istituti di Credito ed eguali transazioni con le Società finanziarie e di recupero. Alcune soluzioni le abbiamo trovate, grazie a Dio.
Altri richiedenti erano così sovraindebitati che la Fondazione, fedele allo Statuto, non era proprio in grado di soccorrerli, ostando la varietà e l’esorbitanza delle debitorie e una inadeguata capacità di rimborso. A loro abbiamo suggerito di ricorrere alla poco nota e applicata Legge 3 del 2012, per l’esdebitazione fino a ieri dei soli soggetti fallibili (titolari di imprese e simili), ora anche dei non fallibili (persone e famiglie), grazie alle modifiche apportate a quella con l’articolo ter della Legge 18 dicembre 2020, n.176, di conversione del D.l. n.137/2020. In ciò è stato proficuo l’affiancamento all’Associazione Famiglia e Sussidiarietà che di tali leggi un po’ macchinose fa convinta divulgazione.

Azzardo e azzardopatia

Insomma, nel 2020, povertà debiti usura racket hanno costituito la filiera iniqua in cui possono essere incappate persone, famiglie e imprese a corto di denaro. Alla catena aggiungiamo l’azzardo. Rifiutiamo la locuzione gioco d’azzardo e, di conseguenza, la parola ludopatia. I lemmi appropriati, da far circolare nella comunicazione, sono azzardo e azzardopatia, se si vuole contrastare e prevenire una dipendenza spesso affiliata all’usura.
La Fondazione, come altre, congiuntamente con qualche associazione locale, ha messo più volte a tema questo macrofenomeno sociale costellato da compulsioni talora incoercibili. Lo stato dell’arte del problemamoltitudinario a livello nazionale è noto. Rallentato dall’attacco dell’epidemia, l’azzardo sembra aver ripreso il suo corso, quello clandestino oltremisura perché non sottostà alla chiusura dei locali come quello legale.
Sul nostro territorio non pochi che gemono, implorando sussidi, sono gli stessi che tentano la dea bendata, sperperando perfino gli spiccioli spigolati per strada. L’azzardo è un cerchio di ferro che abbiamo appena cominciato a intaccare. Sarà possibile spezzarlo, visto che su di esso lucra anche lo Stato, nonostante la spesa cui è tenuto per curarne i casi patologici?

Beneficiari canaglie

Nel 2020, nonostante tutto, gran parte di coloro che fruiscono dell’aiuto della Fondazione, hanno continuato a restituire fedelmente i prestiti da noi garantiti rispettando le rate concordate. Solo una decina con le loro morosità ne straziano le viscere, come ho anticipato. Purtroppo dobbiamo riconoscere che quelli che sembrano più affidabili sono i più pronti a tradire.
Diverse sono le forme dell’infedeltà. Alcuni si rendono irreperibili. Raggiunti, giustificano la latitanza con la vergogna, come Adamo ed Eva dopo il frutto proibito. Qualcun altro s’invola letteralmente. Infine vi sono quelli che, a muso duro, legittimano l’insolvenza: un diritto personale, dato che i frangenti abbattutisi su di loro sarebbero più frangenti degli altri! Dimenticati, ovviamente, i pianti e le suppliche con cui hanno espugnato il cuore della Fondazione.
Dinanzi a certi insolenti, grande è la tentazione di affidarne i debiti a qualche Società di recupero dalle efficaci manovre costrittive. D’altra parte ad alcuni crediti stabilmente deteriorati si deve pure rimediare, per volontà dello Stato.

Lievito, nonostante

Come gli operatori sanitari, dopo aver eseguito migliaia di tamponi nella contingenza pandemica, rischiano di considerare l’umanità dal particolarismo delle bocche spesso in sfacelo in cui sono penetrati, così la Fondazione, se tiene più conto dei riscontri deludenti che di quelli gratificanti, può inclinare a leggere tutti i richiedenti come individui inaffidabili e, perciò, vitandi. Ma noi abbiamo l’obbligo di ricordare che la nostra presenza deve essere evangelicamente come il lievito per la pasta inerte.
Abbiamo un’identità da incarnare nella relazione interpersonale con i nostri postulanti, non solo dischiudendo loro l’accesso al credito legale per sottrarli all’usura, ma prima di tutto inculcando la cultura antidebito (contro il debito cattivo, s’intende) e dell’uso responsabile del denaro, e la necessità di adottare con decisione modi di vivere parsimoniosi e relazioni buone, soprattutto in casa. Mai ignorare che, spesso, le difficoltà economiche sono sintomi inquietanti di altro. Il problema quasi sempre sorge dalla perdita di autocoscienza dei propri limiti e da incrinature della vita familiare.

Esame di coscienza

Da volontario e Presidente, ora che ferve una grandiosa contrapposizione fra il male e il bene, e ogni forza positiva è chiamata a far la propria parte, mi chiedo se la Fondazione, me compreso, sia davvero all’altezza del carisma originario; se non si sia ripiegata su un servizio abitudinario e insufficiente; se non scricchioli sotto il carico burocratico che ormai grava sul suo servizio; se la provvidenziale alleanza con lo Stato, la Regione e gli Istituti di Credito, non comprima l’audacia e lo slancio creativo che la devono caratterizzare in una retta conc