Oltre 1500 agricoltori mobilitati in nove assemblee territoriali che si sono svolte in meno di due settimane in Basilicata (stasera in Val Dagri  assemblea con il presidente nazionale Cristiano Fini  in collegamento da Roma): è il primo bilancio dell’iniziativa della Cia-Agricoltori di Potenza e Matera che ha visto una serie di azioni su vasta scala per affrontare tematiche cruciali come il reddito “falcidiato” degli agricoltori, gli aiuti PAC diminuiti e farraginosi (” meno soldi più burocrazia”), l’impatto delle calamità naturali e le problematiche legate alle specie selvatiche (cinghiali). Tra le principali iniziative si segnalano le proteste contro la crisi del settore ortofrutticolo, le rivendicazioni per un prezzo equo del grano duro e la lotta contro la peronospora che ha colpito duramente i viticoltori.

L’azione della CIA non si è limitata alla denuncia delle difficoltà, ma si è estesa alla proposta di soluzioni concrete, attraverso la partecipazione a tavoli tecnici e incontri con le autorità competenti. Dopo il Tavolo nella sede della confederazione a Potenza con delegazioni di Upi, Anci e Lega Autonomie l’attesa è per la convocazione del Tavolo Verde  al Dipartimento Politiche Agricole della Regione preannunciato per la prossima settimana. La determinazione e la resilienza degli agricoltori lucani, sostenuti dalla CIA, sottolineano l’importanza di continuare a lottare per la tutela dei propri diritti e per la promozione di un’agricoltura sostenibile e competitiva.

La mobilitazione degli agricoltori, è un esempio emblematico di come il lavoro di base e l’impegno collettivo possano contribuire significativamente alla difesa e al rafforzamento del settore agricolo in Basilicata e nel Paese.

Dirigenti ed associati Cia sono consapevoli che Il momento è delicato ma in questo momento storico gli agricoltori non devono commettere l’errore di disunirsi. Gli agricoltori sono arrabbiati con il sistema, il nostro mestiere – dicono i dirigenti Cia – è rappresentare gli agricoltori e l’agricoltura. Nel malcontento si parte principalmente dal problema del reddito delle aziende agricole, che negli anni è sempre stato ridotto: la burocrazia, i controlli, le verifiche tutelano consumatore e cittadino, ma con dei costi. Ci confrontiamo poi sul mercato con realtà estere che non sono altrettanto qualitative. Una legge sulla filiera ci vorrebbe, tutti devono guadagnarci, ma chi produce made in Italy, con tutti i rischi del caso dei cambiamenti climatici, così non chiude davvero più il reddito. L’altro tema è quello legato al calo del 4% della produzione, che in qualche modo va integrato.

“Non ci fermeremo – concludono i vertici di Cia Potenza e Matera – perché non ci siamo mai fermati, e continueremo a lottare in difesa della nostra agricoltura, dei nostri agricoltori”.


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