“I siti archeologici sono in grado di promuovere e valorizzare un contesto territoriale su grande e piccola scala, migliorandone l’attrattività con ricadute economiche, occupazionali e di sviluppo turistico. In Basilicata, il patrimonio dei siti archeologici è esteso e capillare con caratteristiche di unicità dal forte valore identitario. Ai grandi siti si aggiungono i siti archeologici minori, generalmente sconosciuti e/o poco valorizzati. Recentemente, nel contesto regionale lucano, gli interventi di valorizzazione territoriale supportati dalla Regione Basilicata e attuati in accordo con la Soprintendenza per i Beni archeologici della Basilicata, l’Università degli Studi della Basilicata e le istituzioni locali, pubbliche e private, stanno contribuendo notevolmente a una nuova politica integrata di tutela e recupero dei siti archeologici “minori” con risultati rilevanti per la conoscenza e lo sviluppo del territorio”.Lo ha detto l’assessore all’Ambiente, Energia e Territorio della Regione Basilicata, Cosimo Latronico, intervenendo  alla Borsa mediterranea del turismo in corso a Paestum fino al 5 novembre. ” La valutazione della consistenza fisica dei beni archeologici e del loro valore storico e culturale costituiscono e rappresentano per la nostra regione un elemento di reale sopravvivenza delle aree e dei contesti che li contengono. Il superamento dell’alterità dei resti archeologici è oggi considerato elemento essenziale dei processi di comprensione, conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale. Negli ultimi anni, con nuovo impulso, la Regione Basilicata ha approvato con i suoi dipartimenti convenzioni plurime, concedendo fondi di finanziamento per interventi atti a valorizzare le aree archeologiche, evidenziando i risultati positivi delle azioni di ricerca e valorizzazione dei beni culturali. Allo studio e alla ricerca scientifica – ha aggiunto Latronico – intendiamo stimolare approfondimenti sul tema della gestione, elemento chiave nell’ambito dei beni e delle attività culturali, in particolare parchi archeologici inseriti in un più ampio e integrato sistema museo, vale a dire nella relazione tra più strutture all’interno di un più ampio contesto di riferimento che prevede anche il coinvolgimento della società civile, degli individui e delle comunità che abitano oggi questi territori, nell’analisi delle infrastrutture e dei settori produttivi collegati . Con l’Università degli studi della Basilicata, la Soprintendenza per i Beni Archeologici e la Direzione regionale Musei, attraverso un forte richiamo alla collaborazione tra enti, istituzioni nazionali, ma anche internazionali, sulla base di un rigore altamente specialistico e avvalendoci del supporto di più componenti nelle diverse ma integrate declinazioni, intendiamo abbassare la soglia di accessibilità per la pubblica fruizione e mantenere allo stesso tempo la qualità e il valore scientifico dell’informazione e dei contenuti culturali. Le azioni che intendiamo mettere in campo – ha concluso Latronico – guarderanno dunque al riconoscimento del valore del paesaggio archeologico e alla sua ricostruzione con interventi che dovranno essere best practices di collaborazione tra istituzioni, comunità locali e pubblici, con la consapevolezza che appartenere ad un sistema è la migliore garanzia per consolidare politiche orientate alla coesione”.


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