20 anni dalla protesta di Scanzano Jonico contro il sito delle scorie nucleari, intervento di  Vincenzo Maida (Centro Studi Jonico Drus). Di seguito la nota integrale.

A Rimini il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energica Gilberto Pichetto Fratin ha annunciato che a breve sarà realizzato il sito unito nazionale per il seppellimento delle scorie nucleari.

20 anni fa ((13-27 novembre 2003) ci furono le proteste contro il sito unico nazionale a Terzo Cavone in territorio di Scanzano Jonico, in cui seppellire le scorie nucleari: il problema è ancora in attesa di una soluzione.

Quelle 15 giornate videro tutto il popolo lucano lottare contro il decreto del governo Berlusconi che individuava il sito unico nazionale per il seppellimento delle scorie nucleari.

Il paragone con la vicenda petrolio, che in anni successivi ha acceso la piazza lucana, è inevitabile.

Per il nucleare si trattò di un’autentica sollevazione popolare che costrinse il governo a ritirare il provvedimento, per il petrolio una semplice e inconcludente protesta. L’allora presidente della giunta regionale, non ebbe difficoltà a cavalcare il dissenso che partì in sordina e poi esplose incontenibile.

All’inizio, non solo lui, ne sottovalutò la portata, anzi corsero voci di un non dimostrato silenzio-assenso, poi vi montò sopra e guidò la protesta con indubbia abilità.

Il popolo lucano diede una dimostrazione di grande determinazione e maturità. Sulla statale 106 jonica, nel presidio di Metaponto, ad un gruppo di autonomi ed estremisti di sinistra, venuto da altre parti d’Italia, venne impedito di intrufolarsi in una situazione complessa, ma pacifica.

Allora la realizzazione di quel sito prevedeva l’arrivo di un fiume di denaro e venivano fornite garanzie di sicurezza per l’ambiente e la salute dell’uomo, supportate da studi scientifici, ma giustamente si preferì diffidare e prevalse la preoccupazione di consegnare a chi verrà in questo mondo dopo di noi, un territorio non violentato.

Per le estrazioni petrolifere in Basilicata non si è ottenuto nulla, se non una manciata di soldi per i comuni interessati e uno sconto sulla bolletta del gas per la famiglie lucane. Lo scempio ambientale intanto va avanti senza soluzione di continuità.

Lo scippo da parte dello Stato delle competenze in materia autorizzativa per le estrazioni petrolifere, il loro aumento e persino l’ipotesi delle trivellazioni in mare, è comprensibile, ma non giustificabile.

Il petrolio che si estrae in Basilicata e nel resto d’Italia riesce approssimativamente a coprire il 6% del fabbisogno nazionale, con l’aumento delle estrazioni si

supera il 10%, il gioco quindi non vale la candela. Per le compagnie petrolifere va comunque bene, loro pensano solo all’utile immediato, la classe dirigente di una regione, le sensibilità che sono presenti in tutti i settori della vita associata, dovrebbero guardare invece al futuro. “Il politico- disse De Gasperi- pensa alle prossime elezioni ed agli interessi immediati, lo Statista al futuro.”

Non esiste attività estrattiva senza rischi per l’ambiente e la salute dell’uomo. C’è una vasta letteratura scientifica sull’argomento.

La piattaforma che inquinò il Golfo del Messico, considerata sicura, fu la più grande catastrofe ecologica degli Stati Uniti d’America, un evento simile nel Golfo di Taranto sarebbe una tragedia immane. La storia delle multinazionali del petrolio è tutt’altro che cristallina e dimostra che le compagnie conoscono una sola parola d’ordine: fare profitto a qualunque costo e con ogni mezzo.

Dopo le sia pur blande proteste e i ricorsi al TAR dell’ANCI e della Regione Basilicata, per il momento l’ipotesi delle trivelle nel mare jonio sembra aver avuto una battuta d’arresto.

Per il sito unico in cui seppellire le scorie nucleari, tra le ipotesi ministeriali figura, tra le altre aree individuate, ancora la Basilicata, ma non più Terzo Cavone a pochi metri dal mare Jonio (tardivamente gli esperti hanno sancito che esso deve essere allocato considerando una fascia di rispetto dal mare di alcuni chilometri), bensì le aree più collinari come Montalbano Jonico.

A poche decine di chilometri, al Centro Enea di Trisaia in territorio di Rotondella, sono conservate numerose scorie imballate nel cemento in fusti di rame ormai al limite della sicurezza.

E intanto il sindaco leghista di Trino Vercellese, Daniele Pane, sostenuto da Salvini, ha dichiarato che è disponibile ad ospitare il sito.

Dopo vent’anni, al di là dei proclami, siamo ancora al punto di partenza.

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Fonte: SassiLive – Read More